martedì 13 aprile 2010

Mi.Ma

Va bene, ok, lo ammetto. Ci sono andata. Avevo detto che non lo avrei più fatto e invece alla fine mi sono convina e ho fatto un salto a Mi.Ma giusto per vedere che aria tirava (faceva freddo) e che gente c'era (la solita gente, a dire il vero).
E alla fine, niente, serata tranquilla. Cena allo Sporting (per una buona causa, aiutare e sosptenere i progetti della Croce Gialloblu, una delle pubbliche assistenze di Cervia), giretto in centro e poi salto al Pineta, che è davvero scintillante, non c'è che dire. Abito aderente, spacco vertiginoso, tacco 12, rosa gentilmente donata da un amico e presa dal pachistano di turno, che ti sorride, anche se proprio non ne ha voglia, e baci e abbracci con qualcuno che incontri e che non riconsci, oppure che sì, anche, riconosci, ma non cambia poi molto.
Ecco, Mi.Ma è sempre uguale a se stessa e forse, in fin dei conti, questa è la sua vera forza. 
A dispetto della crisi (65 euro per la cena al Pacifico, aperitivo, antipasto e un secondo), a dispetto delle polemiche (movida sì, movida no, il sindaco che sbraita e dice che proprio no, gli operatori che sbraitano e non si sa bene per cosa o per chi e alla fine non cambia poi molto). Lei è come è: barocca, un pò grottesca, talvolta, ma anche piena di una vita da vetrina che una volta ogni tanto davvero non dispiace, con buona pace di tutti coloro che pensavano si trattasse solo di una moda passeggera.
Le mode passano, i miti restano. Milano Marittima sta in mezzo alle mode e ai miti e strizza gli occhi ai giovani di un tempo e a quelli di oggi: per tutti c'è un luogo dove andare a non fare niente di particolare, ma ad esserci. Questa è Mi.Ma.   

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